Agronomi: su Terra dei fuochi ora basta opinioni, basiamoci solo su dati reali

18/12/2013
L’articolo del Presidente Emilio Ciccarelli è stato pubblicato sul sito Tecnici24
http://tecnici24.ilsole24ore.com/art/sicurezza/2013-12-18/agronomi-terra-fuochi-basta-151516.php

Agronomi: su Terra dei fuochi ora basta opinioni, basiamoci solo su dati reali

Il comparto agricolo negli ultimi tempi sta incontrando un grande freno, non legato alle ordinarie dinamiche economiche di mercato, ma a un uso diffuso di modelli prestabiliti di narrazione che stanno massacrando un territorio oltre ogni più tollerabile verità. Un comparto che negli ultimi anni si è riappropriato di spazi e importanza, anche creando nuova occupazione giovanile.  E’ basilare fondare le scelte pubbliche su “dati misurabili” e non assumere decisioni con forti ripercussioni economiche e sociali solo su “opinioni”. A nostro avviso nell’intera vicenda, che tanta presa mediatica ha assunto a livello nazionale e internazionale, si stanno sovrapponendo due problematiche fondamentalmente distinte:
– individuazione e bonifica di siti inquinati
– problematica delle acque di falda

Siti inquinati
Al momento si ha conoscenza “certa” che solo l’1% dell’intera Piana campana (ettari centocinquantamila circa) sono suoli interessati da forme di inquinamento. Spesso sono ferite localizzate, esterne allo stesso spazio delle aziende agricole professionali e quindi non espressione di un degrado generalizzato. E’ un preciso dovere delle Istituzioni recuperare credibilità e fiducia, passando preliminarmente attraverso una esatta identificazione dei siti inquinati (mappatura dei luoghi) e intraprendendo interventi di bonifica, monitoraggio e messa in sicurezza. I fattori di rischio ed esposizione devono essere identificati, come le relative misure di prevenzione a tutela della salute. I recenti risultati delle indagini sui prodotti agricoli effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità scagionano la catena alimentare, indirizzando l’interesse verso altri fattori di esposizione. E’ necessario che nelle aree “non inquinate”, che sono la gran parte, gli operatori agricoli possano continuare a operare con serenità, per la tutela del paesaggio e per la crescita dell’economia della Campania. Per il recupero dell’immagine dell’agroalimentare campano e delle relative produzioni è fondamentale fare anche alcune proposte. Siamo favorevoli alla istituzione del D.O.A.G. (Denominazione di Origine Ambientale Garantita) con la finalità di identificare e definire i requisiti applicabili alle filiere di produzione e ai diversi soggetti del comparto. Scopo della certificazione sarebbe quello di garantire, lungo tutta la filiera agricola e agroalimentare, la “caratterizzazione ambientale” dei prodotti agricoli e quindi della loro salubrità.
Acque di falda
Dalla doverosa azione sulla individuazione dei siti inquinati, la maggiore attenzione delle Istituzioni preposte si sono concentrate sul problema delle acque di falda. A nostro avviso, la materia va affrontata con piena conoscenza delle problematiche tecniche correlate e forse, prima di arrivare nell’immediato ai sequestri dei pozzi nelle diverse aree del territorio, andavano valutati i molteplici aspetti tecnico-normativi che richiedono la “valutazione del rischio” che passa obbligatoriamente attraverso l’analisi delle matrici verdi (prodotti agricoli).
La salute pubblica è certamente il primo bene da tutelare e non è condivisibile che si faccia clamore mediatico e si distrugga il comparto agricolo senza verificare se le produzioni siano effettivamente inquinate. Sulla vicenda del presunto inquinamento della falda acquifera, non utilizzabile ai fini irrigui, riteniamo utile fare alcune precisazioni:
 i sequestri in questione sono legati per il 95% ai risultati delle analisi delle acque sotterranee utilizzate per l’irrigazione. Tali indagini, presentano diversi approcci metodologici non sempre condivisibili;
 il D.Lgs 152/2006 alla tab. 2 non indica i valori oltre i quali le acque non possono essere utilizzate per l’irrigazione, ma semplicemente dei valori che se superati impongono  la caratterizzazione e l’analisi del rischio. In altre parole, analizzare se tali valori sono di origine naturale (in relazione alla matrice litologica del territorio) oppure dovuti ad apporti antropici;
 dato oggettivo è che il D.lgs 152/06, per alcuni elementi quali il manganese e i fluoruri, considera “fuorilegge” valori che sono invece ammessi secondo la normativa che disciplina le acque minerali (DM 29/12/2003). Ciò consentirebbe l’utilizzo delle acque “incriminate” per il consumo umano;
 altro elemento di riflessione deriva dal fatto che l’Istituto Superiore della Sanità, con parere n. 54750 e successiva nota prot. 0015517/2011, invitava il Commissariato al Governo per le Bonifiche, per discriminare la bontà dell’acqua, a fare riferimento  ai valori fissati dal D.M. 185/2006 e non a quelli del d.lgs 152/2003. Se si fosse applicato questo principio, molti pozzi  sarebbero risultati  a norma;
 risulta singolare che si possano ordinariamente utilizzare per l’irrigazione (risaie, canali di bonifica del centro nord Italia) acque superficiali di fiumi che solo per il fatto che fanno capo non alla tabella 2 del D.Lgs. 152/2006, ma ad altra tabella della stessa norma, seppure più cariche di oltre 10 – 100 volte per quasi tutti i parametri, siano ritenute legali ed utilizzabili per l’irrigazione;
 se la tab 2 del D.Lgs. 152/2006 è norma imperativa, significa che noi agronomi e agricoltori, nell’espletamento delle buone pratiche agricole, stiamo espletando azioni “non legali.Con la  tecnica della fertirrigazione “inquiniamo” le acque di irrigazione sciogliendo in essa concimi e ottenendo soluzioni anche 1000 volte più cariche delle acque sequestrate.Paradossalmente dovremmo dedurre che le nostre Università insegnano pratiche illecite e formano tecnici che suggeriscono di attuare processi fraudolenti.
Proposte
Ora è il momento di azioni a tutela del nostro comparto agricolo, al fine di riabilitare un’immagine che lo vede forse ingiustamente  devastato. Nell’interesse generale e del comparto,  si  propone:
 istituzione del D.O.A.G. (Denominazione di Origine Ambientale Garantita) con la finalità di identificare e definire i requisiti applicabili alle filiere di produzione e ai diversi soggetti del comparto;
 azioni  promozionali  del territorio e dei prodotti agricoli;
 monitoraggio e interdizione ad uso agricolo dei terreni contaminati da interramento o da roghi di rifiuti tossici  al fine di tranquillizzare l’opinione pubblica ed evitare disinformazione, evitando la speculazione mediatica.
Emilio Ciccarelli
Presidente Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Napoli